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Mons. Gian Paolo Orsini: “Quando ripenso agli anni del Collegio ho in mente momenti di preghiera, studio e qualche scherzo”

Il Collegio Santa Chiara ha riaperto i suoi cancelli nel 2018, con il desiderio di accogliere studenti universitari in un luogo bello, ben attrezzato ma soprattutto dove si viene accolti e ben voluti. Prima di questo nuovo corso, il “Santa Chiara” ha accolto studenti più giovani, seminaristi, preti ma anche tanti alessandrini che si ritrovavano nel suo cortile o tra le sue mura, contribuendo a costituirlo come un luogo di aggregazione.

Tra questi c’è anche Mons. Gian Paolo Orsini, parroco di Sant’Alessandro e segretario del vescovo. 

La prima volta che hai messo piede nella struttura correva l’anno 1986…

 “Quando sono arrivato c’erano ancora ragazzi che dormivano nel collegio: molti erano lombardi, arrivati ad Alessandria per frequentare l’istituto “Cellini” di Valenza o il “Volta”. E in cortile e nell’altra ala della struttura scorrazzavano anche i ragazzi delle medie inferiori, che frequentavano la “San Pio V”, la scuola dentro le mura del Santa Chiara. Il collegio ha poi chiuso nel 1988, e nel settembre di quell’anno è iniziato il seminario: io sono rimasto fino al 1996, quando sono stato ordinato sacerdote. Ma ero così affezionato alla mia stanza (oltre che per comodità) che l’ho mantenuta ancora per due anni, quando già ero segretario di Mons. Charrier”.

E come vedi adesso il Collegio Santa Chiara?

“Sono molto contento che abbia riaperto. Quando sono andato a vedere le camere mi è venuta un po’ di nostalgia del passato, ma ho trovato proprio bello come hanno sistemato gli arredi interni: dà proprio un senso di vita comune. Mi ha fatto piacere che sia tornato ad una nuova vita e che non sia rimasto l’ennesimo scheletro disabitato e che porta solo costi”.

Don Gian Paolo, quali sono i ricordi più belli che hai nel Collegio Santa Chiara? 

“Quando ripenso agli anni di seminario ho in mente un mix di convivenza “forzata, ma necessaria”, ma anche (e soprattutto) momenti di preghiera, studio e… qualche scherzo. Si può dire che il Collegio/Seminario sia cresciuto con noi, che la struttura si sia adeguata alle nostre fasi della vita: i collegiali erano in 4 per camera, noi abbiamo iniziato in due, ma dopo un anno hanno creato camere singole con il bagno”.

Approfondiamo il tema degli scherzi…

“Il primo anno, utilizzando ancora le strutture del collegio, c’era la grande stanza in fondo al corridoio con i lavandini alle pareti; con un complice, una notte abbiamo svitato le manopole. Il rettore, che all’epoca era mons. Gianni Toriggia, non era contentissimo (ride). Un’altro momento goliardico (più personale, che di tutto il Seminario) è stato la recita dell’ultimo anno di ragioneria: il 10 novembre di quell’anno spariscono i calendari affissi in Istituto e ricompaiono con una riga sopra la festività di San Baudolino, patrono di Alessandria. Morale: ci fanno saltare il giorno di vacanza. Verso la fine dell’anno scolastico c’era la tradizionale assemblea musicale, che prevedeva anche qualche scenetta. Io ho impersonato San Baudolino che, in una specie di “businà”, diceva: “Tante voci, tante accuse: / è lui, è l’altro, lo sappiamo, / ma alla fine un nome è certo e mi pare sia Giordano”, che era il preside dell’epoca, a cui tutti imputavano la colpa di averci fatto saltare la vacanza; per fortuna non ho subìto conseguenze”.

“E come dimenticare la camera mortuaria improvvisata? Un giorno un confratello ci dice di aver sognato di essere morto, e ci racconta il suo funerale. Tutto questo avviene a pranzo, e noi, alle ore 14, siamo già operativi: stampa di manifesti funebri di annuncio e partecipazioni e, per la sera, trasformazione della sua stanza in camera ardente, con tanto di musica in tema (Requiem di Mozart) e tavolino con le firme (ovviamente falsificate) di Vescovo, Rettore e Suore. Lui comunque quando ci ha visti l’ha presa sul ridere”. 

E che momenti belli di comunità porti nel cuore?

“Devo dire che sono tanti; ricordo con particolare gioia gli incontri di preghiera rivolti ai giovani nei tempi forti dell’Anno liturgico. Un anno, per l’Avvento, noi seminaristi ci trovavamo in sala refettorio, che per l’occasione avevamo ribattezzato “Sala parto”, e producevamo delle statuette di Gesù Bambino di gesso per regalarli ai giovani l’ultimo incontro prima di Natale. Anche per Pasqua preparavamo sempre un pensierino. Era un modo per essere presenti nella comunità e nella Diocesi, e i giovani, che partecipavano abbastanza numerosi, apprezzavano”. 

PER INFO: 

Per avere informazioni sulle stanze del Collegio o sull’affitto dei saloni:

Segreteria
Telefono 0131 226286
segreteria@collegiosantachiara.com

Direzione
direttore@collegiosantachiara.com

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